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Robert Moreno in El Camino de Mario: «Il racconto è più forte della verità»

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🎤 Podcast · Intervista

Robert Moreno su El Camino de Mario: «La narrazione è molto più forte della verità»

L’intervista più personale di Robert Moreno: origini, gestione degli spogliatoi d’élite, lo tsunami mediatico e la passione incrollabile per allenare

Robert Moreno si è seduto con Mario Suárez nel suo podcast «El Camino de Mario» per una conversazione lunga e senza filtri. È la prima volta che l’allenatore spagnolo parla apertamente dei momenti più complessi della sua carriera: dai suoi inizi come analista amatoriale alla guida della Nazionale spagnola, passando per la gestione degli spogliatoi con Messi, Totti o Cesc Fàbregas, e il prezzo personale e familiare dell’esposizione mediatica.

🎙 El Camino de Mario
150+ libri di calcio letti
14 anni quando ha iniziato
🇪🇸 Ex ct della Spagna

Dall’analisi amatoriale agli spogliatoi d’élite

Robert Moreno non è arrivato al calcio professionistico per la via classica. A soli 14 anni sapeva di non avere il talento calcistico sufficiente, ma un’ossessione per comprendere il gioco lo spingeva a filmare partite con una telecamera domestica, installare attrezzature video in cima ai tralicci e dedicare otto ore all’analisi di una singola partita giovanile.

«Il mio primo stipendio dalla banca l’ho speso per un proiettore, per poter mostrare i video negli stadi. La gente rideva. Filmare partite… non era una cosa normale a quei tempi.» — Robert Moreno

Dopo aver letto più di 150 libri di calcio e formato in parallelo, Moreno ha costruito un vantaggio competitivo diverso: la conoscenza. Una telefonata di Joan Barbará il pomeriggio della finale del Mondiale 2010 gli ha aperto le porte del FC Barcellona, prima come analista della squadra riserve e poi come vice allenatore al fianco di Luis Enrique — al Barça B, alla AS Roma, al Celta Vigo e in prima squadra, dove hanno vissuto lo storico triplete del 2015.

La tattica conta, ma il fattore umano è tutto

Una delle grandi riflessioni che Moreno condivide nell’intervista riguarda l’evoluzione della sua visione della leadership. Riconosce apertamente che per anni ha dedicato l’80% del suo tempo alla conoscenza tattica e solo il 20% alla gestione delle persone — una proporzione che oggi ha invertito:

«Tu vedi il calciatore e la maggior parte delle persone vede idoli, gente privilegiata. Ma dietro c’è una persona che soffre, che ha paure, obiettivi, una famiglia. L’80-90% del tempo deve essere dedicato a quelle persone.» — Robert Moreno

Moreno illustra questa evoluzione con aneddoti concreti: dalla conversazione con Andrés Iniesta in cui gli chiese come poterli aiutare meglio («Robert, diteci dove sono gli spazi»), allo studio degli schemi di movimento di Messi affinché il resto della squadra compensasse i suoi spostamenti in campo.

«Forse vincere è ancora più pericoloso che perdere. La vittoria ti indebolisce perché genera autocompiacimento. E la principale differenza con i migliori giocatori del mondo è che loro non si stancano mai di vincere.» — Robert Moreno

Gestione mediatica e lo tsunami della Nazionale

L’episodio più personale dell’intervista è il racconto di ciò che è accaduto durante il suo periodo come Commissario Tecnico della Spagna. Moreno spiega come ha accettato l’incarico su raccomandazione di Rubiales e con il consenso indiretto di Luis Enrique, come non ha perso nessuna partita e come, nonostante ciò, uno «tsunami» mediatico lo ha colpito personalmente e nella sfera familiare quando la situazione è cambiata:

«Mi sono reso conto che la narrazione è molto più forte della verità in molti casi. Qualcuno come me non aveva né la forza né il supporto di nessuno per ribaltare la narrazione. È stata una lezione brutale.» — Robert Moreno

Moreno riconosce anche i propri errori: spiega che a Granada gli è mancata l’empatia in certi momenti, che la sua corazza difensiva gli ha giocato brutti scherzi nelle conferenze stampa e che ha avuto bisogno di tempo per capire che nel calcio professionistico si giocano due partite: quella in campo e quella fuori dal campo.

«Prima giocavo solo una partita, quella che succedeva sul campo. Ora so che ne devo giocare due: quella sul campo e quella che succede fuori.» — Robert Moreno

La prossima panchina: pronto per qualunque cosa

Moreno affronta con sincerità anche i momenti in cui è stato sul punto di lasciare la professione. Dopo Granada, dopo la sua partenza dalla Russia — dove ha ottenuto la promozione in Premier League russa con il PFC Sochi e la sua famiglia ha vissuto l’impatto di un attacco con droni sulla città — l’allenatore si è chiesto se ne valesse la pena:

«Per me andare in Russia non è un fallimento. Il fallimento è non allenare, non poter esercitare la professione che amo.» — Robert Moreno

Ma la passione per allenare, quella nata a 14 anni filmando partite con una telecamera domestica, resta intatta. Alla fine della conversazione, Moreno trasmette un messaggio chiaro: è pronto, con più esperienza, migliori strumenti di gestione umana e più fame che mai.

«Sono un cumulo di errori che hanno finito per trasformarsi in qualche successo. La mia prossima sfida è essere felice allenando e far sì che la gente mi conosca davvero.» — Robert Moreno

Guarda l’intervista completa

🎙 El Camino de Mario — Intervista completa «Robert Moreno: la verità dietro la narrazione» · Mario Suárez

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Robert Moreno
Robert MorenoAllenatore di calcio con licenza UEFA Pro. Ex commissario tecnico della Spagna (qualificazione imbattuta a Euro 2020). Pioniere dell'analisi video e dello scouting digitale nel calcio spagnolo.