Robert Moreno in El Camino de Mario: «Il racconto è più forte della verità»
Robert Moreno su El Camino de Mario: «La narrazione è molto più forte della verità»
L’intervista più personale di Robert Moreno: origini, gestione degli spogliatoi d’élite, lo tsunami mediatico e la passione incrollabile per allenare
Dall’analisi amatoriale agli spogliatoi d’élite
Robert Moreno non è arrivato al calcio professionistico per la via classica. A soli 14 anni sapeva di non avere il talento calcistico sufficiente, ma un’ossessione per comprendere il gioco lo spingeva a filmare partite con una telecamera domestica, installare attrezzature video in cima ai tralicci e dedicare otto ore all’analisi di una singola partita giovanile.
Dopo aver letto più di 150 libri di calcio e formato in parallelo, Moreno ha costruito un vantaggio competitivo diverso: la conoscenza. Una telefonata di Joan Barbará il pomeriggio della finale del Mondiale 2010 gli ha aperto le porte del FC Barcellona, prima come analista della squadra riserve e poi come vice allenatore al fianco di Luis Enrique — al Barça B, alla AS Roma, al Celta Vigo e in prima squadra, dove hanno vissuto lo storico triplete del 2015.
La tattica conta, ma il fattore umano è tutto
Una delle grandi riflessioni che Moreno condivide nell’intervista riguarda l’evoluzione della sua visione della leadership. Riconosce apertamente che per anni ha dedicato l’80% del suo tempo alla conoscenza tattica e solo il 20% alla gestione delle persone — una proporzione che oggi ha invertito:
Moreno illustra questa evoluzione con aneddoti concreti: dalla conversazione con Andrés Iniesta in cui gli chiese come poterli aiutare meglio («Robert, diteci dove sono gli spazi»), allo studio degli schemi di movimento di Messi affinché il resto della squadra compensasse i suoi spostamenti in campo.
Gestione mediatica e lo tsunami della Nazionale
L’episodio più personale dell’intervista è il racconto di ciò che è accaduto durante il suo periodo come Commissario Tecnico della Spagna. Moreno spiega come ha accettato l’incarico su raccomandazione di Rubiales e con il consenso indiretto di Luis Enrique, come non ha perso nessuna partita e come, nonostante ciò, uno «tsunami» mediatico lo ha colpito personalmente e nella sfera familiare quando la situazione è cambiata:
Moreno riconosce anche i propri errori: spiega che a Granada gli è mancata l’empatia in certi momenti, che la sua corazza difensiva gli ha giocato brutti scherzi nelle conferenze stampa e che ha avuto bisogno di tempo per capire che nel calcio professionistico si giocano due partite: quella in campo e quella fuori dal campo.
La prossima panchina: pronto per qualunque cosa
Moreno affronta con sincerità anche i momenti in cui è stato sul punto di lasciare la professione. Dopo Granada, dopo la sua partenza dalla Russia — dove ha ottenuto la promozione in Premier League russa con il PFC Sochi e la sua famiglia ha vissuto l’impatto di un attacco con droni sulla città — l’allenatore si è chiesto se ne valesse la pena:
Ma la passione per allenare, quella nata a 14 anni filmando partite con una telecamera domestica, resta intatta. Alla fine della conversazione, Moreno trasmette un messaggio chiaro: è pronto, con più esperienza, migliori strumenti di gestione umana e più fame che mai.
